Cosa significa colocation data center e perché molte aziende stanno ricorrendo a questo tipo di servizi di housing delle proprie infrastrutture IT


Perché si parla tanto di colocation data center? Nell’era del cloud e dei modelli a servizi delocalizzati, i data center proprietari mantengono un’importanza strategica e funzionale fondamentale per moltissime aziende. Quella che in gergo veniva definita la sala macchine, ospita infatti tutti i dispositivi informatici che consentono di strutturare e governare i processi, le comunicazioni e quei servizi sempre più rilevanti nel contesto della trasformazione digitale.

D’altro canto, la crescente complessità nel mantenere efficiente un data center a livello tecnologico, normativo ed amministrativo ha generato la progressiva diffusione dei servizi di colocation (housing) della propria infrastruttura IT presso i data center di un provider esterno. Una condizione ibrida, il cui successo deriva dalla facoltà per le aziende di conservare la proprietà delle proprie dotazioni, avvalendosi contestualmente dei vantaggi che un soggetto terzo può sulla base delle più elementari economie di scala, con garanzie di performance e sicurezza regolamentate da un contratto di fornitura.

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Che cos’è la colocation data center?

Un data center è un’infrastruttura piuttosto eterogenea che comprende i server, gli storage, i gruppi di continuità, i climatizzatori e tutte le dotazioni indispensabili per mantenere operativi 24/7 i sistemi informatici utili ad erogare i servizi di un’azienda.

Il data center può essere “in house”, ossia ospitato all’interno dell’azienda stessa, che ne dispone la proprietà, oppure affidato in outsourcing ad un gestore esterno, che garantisce il mantenimento in efficienza delle dotazioni con un servizio che viene generalmente corrisposto tramite abbonamenti a media e lunga durata. In questo caso si parla esplicitamente di colocation (housing) di un data center.

Secondo le stime di Data Center Map attualmente in tutto il mondo sarebbero attivi quasi cinquemila provider Colocation Data Center, di cui circa ottanta soltanto in Italia. Tra loro si riscontrano vari ISP (Internet Service Provider) e cloud provider, che dispongono internamente di ambienti adatti ad ospitare server in rack modulari, e sono pertanto in grado di ottimizzare il proprio business garantendo un servizio di housing anche ad altri soggetti.

I servizi di colocation si distinguono secondo vari fattori, quantitativi e qualitativi, con alcuni standard di riferimento e classificazione: i cosiddetti TIER.

TIER Data Center - Classificazione
TIER Data Center: la classificazione secondo gli standard definiti dall’Uptime Institute

Gli standard TIA-942 dispongono delle indicazioni utili per gli spazi e il design dei data center, dai criteri generali ai dettagli tecnologici, come i cablaggi, piuttosto che i sistemi di climatizzazione degli ambienti. Le linee guida degli standard TIA-942 identificano quattro livelli qualitativi, utili a classificare i data center in funzione del loro periodo di inattività annuo.

TIER I e TIER II sono certificazioni basate su parametri piuttosto permissivi, rientrando rispettivamente nell’ordine di 28,8 e 22 ore all’anno di down di servizio, mentre TIER III e TIER IV alzano decisamente l’asticella, arrivando a 1,6 e 0,4 ore di down all’anno. Per garantire questi livelli di efficienza, il data center deve disporre di componenti ridondanti, UPS, capacità di deviare al volo i carichi di lavoro su altri collegamenti, per essere in grado di effettuare manutenzioni con impatti differenti sulla funzionalità complessiva. Da questi e molti altri aspetti dipende il livello qualitativo del servizio, da cui deriva la relativa certificazione. A TIER con classificazioni più elevate corrispondono ovviamente costi maggiori.

Fermo restando che una scelta consapevole può derivare soltanto da valutazioni puntuali, sulla base di un’analisi di dettaglio tenuta da esperti in materia di architettura IT, un buon criterio generale potrebbe essere quello di avvalersi di un colocation data center TIER III, che garantisce un disservizio potenzialmente minimo, senza arrivare ai costi proibitivi del TIER IV. A livello concettuale, è rassicurante sapere che esistono dei servizi in grado di soddisfare quasi tutti i requisiti funzionali e di affidabilità che un data center moderno può richiedere. Sulla base di una solida garanzia tecnica, la colocation diventa pertanto un’opportunità interessante e fattibile, alla ricerca di una maggior sostenibilità del proprio business. Vediamo il perché.

Perché è importante

L’importanza della colocation consente alle aziende di mantenere la piena proprietà delle proprie infrastrutture IT, avvalendosi di data center esterni in grado di agevolarne la gestione e il mantenimento in efficienza. Un data center in house costituisce infatti un impegno importante, sempre più pressante dall’introduzione di nuove esigenze e normative da rispettare. Un quadro ulteriormente aggravato dai disagi che la pandemia Covid-19 ha generalmente diffuso in varie orbite dell’universo IT.

Per installare i sistemi hardware e software necessari a mantenere operativa la struttura e gestire i carichi di lavoro, sono infatti necessari spazi fisici di notevole dimensione, dotati di precise specifiche tecniche, temperature controllate e impianti in grado di erogare con continuità una notevole quantità di energia elettrica. Servono al tempo stesso connessioni di rete capaci di garantire una banda e dei tempi di latenza accettabili in funzione dei servizi erogati sia internamente che esternamente. Tutto ciò per citare soltanto alcuni requisiti fondamentali di un data center moderno e descrivere quel quadro di complessità che potrebbe lecitamente scoraggiare ad implementarlo internamente.

A prescindere dai fattori organizzativi, ci sono infatti molte realtà che non soddisfano palesemente i requisiti di base per un data center in house e per adeguarsi dovrebbero affrontare investimenti tali da pregiudicare la sostenibilità in termini di business. In tali casi, la colocation costituisce una mossa praticamente obbligata, nel caso in cui l’azienda manifesti la necessità di mantenere una dotazione IT di proprietà esclusiva.

Tale complessità va peraltro gestita tecnicamente da un reparto IT dedicato, oltre all’onere amministrativo e normativo che ne deriva. La colocation di fatto consente alle aziende di sfruttare i tipici vantaggi dei modelli a servizi, come avviene del resto per i modelli IT basati sul cloud ibrido, nel cui contesto potrebbe rientrare una parziale dotazione proprietaria ed esclusiva del data center.

Prima di esaminare nel dettaglio i punti di forza e le principali criticità della colocation, è utile tracciare una linea di demarcazione netta tra l’housing e un altro termine molto utilizzato, soprattutto nell’ambito dei server dedicati, ossia l’hosting.

A livello di ambiente operativo, i data center possono apparire del tutto analoghi, ma la differenza fondamentale risiede nel fatto che nel caso dell’housing (colocation) i server e le dotazioni IT sono e rimangono di proprietà dell’azienda, che si rivolge ad un provider che li ospita e li mantiene operativi presso i propri data center. Nel caso dei servizi di housing, i server sono invece di proprietà del provider stesso, che in buona sostanza li noleggiano ai propri clienti, spesso associandoli ad altri servizi.

Quando un’azienda decide di collocare la propria infrastruttura IT nei data center di un housing provider, di fatto può avvalersi dei tipici servizi di hosting legati all’hardware riservato, mantenendo un livello di controllo molto più elevato, a patto di accettare qualche compromesso. È arrivato dunque il momento della verità, di scoprire quali sono i pro e i contro della colocation, per capire se può o meno caratterizzare la scelta più idonea per il nostro business.

I vantaggi e gli svantaggi della colocation data center

Sulla base delle caratteristiche e delle motivazioni che spingono le aziende ad avvalersi dei servizi di housing (colocation) dei data center, è possibile tentare una sintesi dei principali vantaggi che questa scelta può comportare per il business:

  • conservazione dell’hardware in condizioni operative ottimali dal punto di vista delle condizioni ambientali;
  • continuità di business garantita da provider che investono significativamente per rispettare i TIER previsti dai contratti di fornitura;
  • disponibilità continua delle connessioni di rete veloci, per ovviare ai problemi di banda e latenza nell’erogazione dei servizi;
  • sicurezza antintrusione garantita dai sistemi di sorveglianza a custodia degli stabilimenti dove hanno sede i data center;
  • rispetto di standard normativi per garantire la sicurezza in caso di incendi e grandi calamità;
  • rispetto di standard per il rispetto della privacy dei dati, secondo quanto prescritto dal GDPR e dagli altri disposti normativi sulla conservazione e sul trattamento dei dati sensibili;
  • mantenimento dell’indipendenza relativa alla gestione software, che rimane a capo dell’azienda cliente;
  • mantenimento della totale autonomia di gestione relativa ai dati e alle informazioni conservate sui server;
  • costi basati su un modello a servizi, che prevede un abbonamento, solitamente deducibile ai fini fiscali.

Al tempo stesso è necessario essere consci di alcuni svantaggi, che il più delle volte non sono dei veri e propri fattori ostativi alla colocation, quanto delle criticità di cui è necessario essere consapevoli per non andare incontro a sorprese e diseconomie soprattutto nel medio e lungo termine, quando sarebbe piuttosto complesso fare un passo indietro:

  • sul lungo periodo, soprattutto per le PMI, i costi di collocazione di un data center potrebbero superare quelli derivanti da un’implementazione in house. Tale considerazione non è tuttavia generalizzabile e dipende nello specifico dai requisiti e dagli obiettivi di business delle singole aziende, che devono essere oggetto di valutazione da parte di specialisti dotati di un notevole know how nelle architetture IT;
  • i costi di fornitura elettrica incidono in maniera sostanziale nel mantenimento di un data center, che va dimensionato per ottimizzare il più possibile i consumi;
  • non va sottovalutato il fattore della distanza fisica tra la propria sede operativa e la posizione geografica del data center. Un particolare di cui è opportuno tenere conto quando si confrontano offerte tra i provider internazionali e quelli italiani. Se dal punto di vista economico i primi potrebbero apparire più vantaggiosi, non è detto che lo siano mettendo sulla bilancia tutti gli elementi fondamentali per valutarne l’effettiva convenienza, laddove incidono anche aspetti di tipo tecnologico, logistico e funzionale;
  • a differenza di un server in house, la colocation in un data center esterno impone spesso il rispetto di regole relative all’accesso, in determinati orari e in presenza di personale di sicurezza. Tali condizioni sono ovviabili in virtù di un’organizzazione puntuale, ma possono comunque costituire un limite critico in condizioni particolari, che prevedono un accesso costante al data center da parte del personale IT interno.

Con i suoi naturali pro e contro, la colocation del data center costituisce dunque un servizio per molti ma non per tutti, che va ad arricchire il parco di possibilità delle configurazioni IT di cui le aziende possono avvalersi per trovare la soluzione più rispondente alle proprie esigenze di business.

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