Per migliorare l'efficienza aziendale sono sempre più le aziende che si affidano al configuration management. Ecco cosa si intende e quali sono i benefici che può garantire.


Configuration management (CM), è un insieme di attività “incentrate sullo stabilire e mantenere l’integrità dei prodotti e dei sistemi informatici, attraverso il controllo dei processi per l’inizializzazione, la modifica e il monitoraggio delle configurazioni di tali soluzioni e sistemi durante l’intero ciclo di vita dello sviluppo del sistema”, così lo definisce il NIST.

In altre parole, la gestione della configurazione può essere considerata come un controllo delle risorse. La sua importanza è notevole, come il mercato che genera: a livello mondiale passerà da 1,6 miliardi di dollari a 3,3 miliardi di dollari entro il 2024.

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Il solo mercato globale del software di configuration management (e di automazione IT), che secondo IDC ha raggiunto i 8,8 miliardi di dollari nel 2021, si stima crescerà a un tasso CAGR del 7,9% fino al 2026.

Numeri e stime a parte, il valore di CM lo chiarisce Forrester, secondo cui un “solido concetto di configuration management è essenziale per garantire servizi sempre attivi, sicuri e di alta qualità”.

In definitiva, il termine riflette la necessità di un’architettura delle informazioni coerente a supporto delle operazioni IT e digitali e capace di garantire un flusso dei processi funzionale alle necessità aziendali.

Che cos’è il configuration management?

Configuration management è un processo informatico finalizzato a tenere traccia e controllare le risorse e i servizi IT all’interno di un’azienda. Serve per stabilire e mantenere la coerenza delle prestazioni, degli attributi funzionali e fisici di un prodotto con i suoi requisiti, la progettazione e le informazioni operative. Consente agli utenti di apportare modifiche al proprio sistema aziendale esistente senza alterarne la linea di base. Si applica a una varietà di sistemi, tra cui: server; database e altri sistemi di archiviazione; sistemi operativi; network; applicazioni; software.

Se implementata correttamente, la gestione della configurazione garantisce che un’organizzazione sappia come sono configurate le proprie risorse tecnologiche e come tali elementi si relazionano tra loro.

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Le organizzazioni si affidano alla CM anche perché consente agli amministratori e agli sviluppatori di software di comprendere in che modo una modifica a un elemento della configurazione influirà su altri elementi. Per i vertici aziendali, la gestione della configurazione è uno strumento prezioso per la governance aziendale e gli sforzi di conformità.

Configuration management nasce negli anni Sessanta del XX secolo, quando il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti istituì standard militari per la gestione generale dell’hardware e della configurazione. Il modello CM di base è stato adattato e implementato per numerose discipline tecniche, tra cui ingegneria dei sistemi, gestione del ciclo di vita del prodotto e gestione del ciclo di vita delle applicazioni, nonché standard successivi come ISO 9000.

Perché è così importante?

Configuration management aiuta un’azienda a impostare uno stato di configurazione desiderato per ogni elemento e fornire avvisi tempestivi di eventuali problemi di configurazione. Le organizzazioni si affidano alla gestione della configurazione perché consente agli amministratori e agli sviluppatori di software di comprendere in che modo una modifica a un elemento della configurazione influirà su altri elementi.

È un processo necessario per gestire sistemi software complessi; la sua mancanza può causare seri problemi di affidabilità.

Perché è importante contare, quindi, sulla gestione della configurazione? Perché, oltre a quanto scritto, essa diversi vantaggi, in termini di maggiore agilità e risoluzione più rapida dei problemi. Innanzitutto, quando le organizzazioni implementano CM nel loro software esistente con il supporto del team tecnico, è di aiuto per ridurre le spese. Quindi un primo vantaggio è quella di efficienza sui costi. Poiché la base del software rimane la stessa, eventuali aggiornamenti di accompagnamento hanno un costo inferiore o nullo.

Un altro vantaggio di CM è che permette di mantenere i dati al sicuro. La gestione della configurazione consente, infatti, agli utenti di archiviare informazioni e documenti in un server centrale da cui tutti all’interno dell’azienda possono accedere. È particolarmente vantaggioso quando i dipendenti si trovano in remoto. Inoltre, quando un dipendente apporta modifiche al documento, questo si aggiorna automaticamente anche per il resto del team.

Inoltre, la gestione della configurazione rende efficienti i processi aziendali. I manager sono sempre alla ricerca di nuovi strumenti e tecnologie per rendere le operazioni aziendali il più efficienti possibile. La configurazione di dashboard, report, portali offre ai manager visibilità sui dati in tempo reale sullo stato dei loro progetti e sulle risorse allocate.

Rischi del configuration management

La gestione della configurazione può anche presentare rischi per le operazioni di sicurezza IT, come la deriva della configurazione, che si verifica quando i sistemi o le risorse IT si discostano dallo stato desiderato o di base a causa di modifiche, errori o incoerenze. Ciò può compromettere la sicurezza, la conformità o le prestazioni dei sistemi o delle risorse IT.

Le piattaforme e le pratiche di configuration management pongono sfide, a partire dall’adozione e dall’integrazione.

Il processo richiede che un’organizzazione identifichi ogni elemento, comprenda i suoi specifici dettagli di configurazione, inserisca accuratamente tali dettagli in una piattaforma di documentazione e quindi gestisca quei dati. Decidere quali dati di configurazione raccogliere e come gestirli nel tempo, soprattutto quando sono necessarie modifiche all’hardware e al software, mette a dura prova il personale IT.

Tuttavia l’assenza di CM comporta maggiori rischi. Senza un’adeguata gestione della configurazione, è praticamente impossibile comprendere appieno l’impatto delle modifiche su un ambiente IT.

Configuration management è essenziale per gestire gli ambienti virtualizzati, ma gli errori nella definizione delle configurazioni virtuali possono portare a nuovi rischi per la sicurezza. Quindi, se si decide di avviare il processo, deve essere condotto in modo attento e dettagliato.

Quali sono gli strumenti utilizzati

Gli strumenti di configuration management automatizzano il processo di identificazione, documentazione e monitoraggio delle modifiche all’hardware, al software e ai dispositivi in un ambiente IT. Essi mostrano all’amministratore di sistema tutti i sistemi connessi, le loro relazioni e interdipendenze e gli effetti del cambiamento sui componenti del sistema. Le aziende utilizzano strumenti CM per analizzare l’impatto del cambiamento al fine di ridurre l’interruzione del sistema causata da modifiche all’hardware o al software.

Inoltre, aiutano gli amministratori a mantenere la coerenza del sistema: CM e, in particolare, l’application configuration, garantisce che le nuove macchine, i pacchetti software e gli aggiornamenti vengano installati e configurati in base allo stato desiderato. Componenti di sistema coerenti riducono gli incidenti di supporto, abbreviano la risoluzione dei problemi IT e aiutano a mantenere la conformità.

Gli strumenti CM (la maggior parte dei quali supporta ambienti Linux, Windows, Unix e piattaforme miste) forniscono anche il controllo della versione e il controllo delle modifiche per mantenere la coerenza tra i vari siti IT. Essi devono includere funzionalità per l’applicazione, il controllo della versione, il controllo delle modifiche e devono anche supportare le toolchain e i sistemi esistenti. Devono essere presi in considerazione disponibilità, facilità di configurazione, scalabilità, linguaggio di configurazione e interoperabilità.

Come attivare un processo di configuration management

Configuration management comporta una serie di processi che garantiscono una personalizzazione fluida dello strumento per l’intero ciclo di vita. Il processo include un team di responsabili della configurazione, sviluppatori di software e revisori che ne assicurano l’esecuzione.

Per implementare la gestione della configurazione, il professionista del progetto si avvale di almeno cinque attività. La prima è la pianificazione della gestione della configurazione: un piano di gestione della configurazione descrive tutte le procedure specifiche del progetto e l’estensione della loro applicazione.

L’identificazione della configurazione comporta la scomposizione del progetto e la creazione di un sistema di riferimento per ogni elemento. È un importante passo verso la gestione della configurazione e determina l’ambito del software da configurare.

C’è poi il controllo della configurazione, che assicura che tutte le modifiche agli elementi di configurazione siano controllate. In questa fase, le modifiche o le configurazioni vengono inviate al configuration manager, che supervisiona il processo delle modifiche apportate al prodotto o alla documentazione. Il controllo della configurazione delle specifiche e dei piani di test è vitale per l’efficacia del controllo di qualità.

Una volta implementate le modifiche, è il momento di tenere traccia della nuova versione del software e rivedere come le modifiche hanno influenzato o alterato quella esistente. Le attività durante la contabilità dello stato comportano il mantenere un registro delle modifiche apportate al codice o al software precedente per raggiungere quello nuovo e identificare gli elementi configurati. Tutto questo fa parte dell’attività di contabilità dello stato di configurazione, che fornisce record e report relativi a un risultato finale e alle relative informazioni di configurazione.

Verifica e controllo sono la componente e le fasi finali del processo di gestione della configurazione: ecco allora l’attività di audit di verifica della configurazione, che determina se un deliverable di un progetto è conforme ai suoi requisiti e alle informazioni di configurazione. Dopo aver implementato le modifiche, l’auditor verifica se il prodotto finale corrisponde al risultato desiderato.

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