In Europa, le regole sull’intelligenza artificiale stanno per cambiare ancora.
Un documento riservato della Commissione Europea, trapelato a inizio novembre, mostra l’intenzione di Bruxelles di rivedere alcuni aspetti dell’AI Act, il regolamento che disciplina l’uso dei sistemi di intelligenza artificiale, entrato in vigore lo scorso 2 agosto 2024.

Le modifiche fanno parte di un pacchetto più ampio, chiamato “Digital Omnibus”, pensato per semplificare e armonizzare le diverse normative digitali europee (dal Data Act al Digital Services Act).

Al centro del dibattito c’è una domanda cruciale: come bilanciare l’innovazione tecnologica con la protezione dei diritti fondamentali?

Esenzioni e rinvii: cosa prevede la bozza

Secondo quanto riportato da Reuters, il Digital Omnibus propone di alleggerire alcuni obblighi per i sistemi di AI classificati come “ad alto rischio”.

In particolare, alcune applicazioni considerate di minore impatto, come gli strumenti impiegati per compiti procedurali o di supporto, potrebbero essere escluse dall’obbligo di registrazione nel database europeo.

In altre parole, l’Europa riconosce che non tutti i sistemi “ad alto rischio” lo sono davvero, e prova a calibrare meglio il perimetro regolatorio.

Un segnale che riflette la crescente pressione delle imprese, preoccupate per la complessità e i costi di conformità, ma anche la volontà politica di evitare un effetto frenante sull’innovazione.

C’è poi la questione dei tempi di applicazione.
La bozza introduce una “grace period” di un anno, rinviando al 2 agosto 2027 l’applicazione effettiva delle sanzioni previste per chi non si conforma all’AI Act.

Una sorta di fase di “respiro” per le aziende, chiamate a implementare processi di documentazione, tracciabilità e certificazione spesso molto complessi.

L’etichettatura dei contenuti generati da AI

Tra le novità più attese figura anche la progressiva introduzione dell’obbligo di etichettare i contenuti creati da intelligenze artificiali generative.
La misura, spiegano fonti citate da The Economic Times, mira a contrastare la disinformazione e il fenomeno dei deepfake, ma la sua applicazione sarà graduale.

Non si tratta solo di un problema tecnico (sviluppare strumenti di watermarking e tracciabilità) ma anche di un nodo culturale: come rendere visibile ciò che è “artificiale” in un mondo dove l’umano e il digitale si confondono sempre più?

Il senso politico del “Digital Omnibus”

Dietro il linguaggio tecnico della proposta c’è un messaggio politico preciso.
Come osserva il think tank ReframeTech.de (“The AI Act and the Digital Package”, ottobre 2025), il Digital Omnibus rappresenta un tentativo di riordinare la complessa architettura normativa europea nata negli ultimi anni: dall’AI Act al Data Governance Act, passando per il Digital Markets Act.

Un mosaico normativo che oggi rischia di essere troppo frammentato e difficile da attuare in modo coerente.

L’obiettivo dichiarato della Commissione è quello di semplificare senza indebolire, ma il confine è sottile.

Le concessioni alle grandi aziende tecnologiche, come la proroga dei termini e le esenzioni dal database dei sistemi ad alto rischio, sono viste da alcuni osservatori come un passo indietro nella tutela dei cittadini.
Altri, invece, le leggono come una scelta pragmatica, utile a evitare un eccesso di rigidità in un contesto tecnologico che cambia più rapidamente delle leggi.

Una questione di governance anticipatoria

Guardando oltre la cronaca normativa, il Digital Omnibus riporta in primo piano un tema più profondo: come governare l’intelligenza artificiale in modo anticipatorio, non reattivo.
Le regole, da sole, non bastano se non sono accompagnate da una capacità di previsione, di immaginazione e di adattamento continuo.

La sfida non è solo quanto regolamentare, ma come farlo in un mondo in cui gli impatti sociali, economici ed etici dell’AI si manifestano con velocità e modalità imprevedibili.

Questo richiede una governance capace di apprendere, di dialogare con i diversi attori del sistema (industria, istituzioni, società civile) e di muoversi nel territorio, complesso e sfumato, che separa l’innovazione dalla responsabilità.

In attesa del Digital Omnibus “ufficiale”

Il documento ufficiale del Digital Omnibus è atteso per il 19 novembre 2025, data in cui la Commissione dovrebbe presentare la proposta definitiva. Se approvata, sarà poi sottoposta all’esame di Parlamento e Consiglio UE.

La mossa evidenzia le tensioni tra la necessità di garantire innovazione e la tutela dei diritti fondamentali, un equilibrio che rimane al centro del dibattito sull’intelligenza artificiale in Europa.

Da un lato, l’industria chiede flessibilità per sviluppare tecnologie competitive; dall’altro, la società civile teme un indebolimento delle garanzie previste dal testo originario dell’AI Act.