Il mercato spinge verso soluzioni IT sempre più flessibili e scalabili. L’iperconvergenza e l’infrastruttura specifica fornisce una risposta concreta. Ecco come


Iperconvergenza pare un termine fantascientifico, invece è assai “terreno” e sottende una risposta concreta alla necessità di semplificare e rendere scalabili elementi Information Technology altrimenti complessi. L’iperconvergenza ha a che fare con una struttura IT che combina capacità di storage, calcolo e rete in un unico sistema. L’obiettivo è ridurre la complessità del data center e aumentare la scalabilità.

Tutto ciò dimostra di essere particolarmente appetito dal mercato ed è per questo che si leggono stime in crescita sensibile. Research and Markets prevede che il mercato globale dell’infrastruttura iperconvergente (HCI) raggiungerà 31,36 miliardi di dollari entro il 2026, crescendo con un CAGR del 26,1% dal 2019 al 2026. Specifica che le HCI (Hyper-Converged Infrastructure) sono strutture in grado di aiutare le aziende. per ché, di fatto, un sistema “iper” permette alle tecnologie integrate di essere gestite come un unico sistema attraverso un set di strumenti comune. La stessa società di analisi segnala che a guidare la crescita del mercato globale HCI sono fattori come l’aumento della protezione dei dati e dei requisiti di disaster recovery e l’elevato tasso di adozione di queste infrastrutture tra le organizzazioni finalizzato a ridurre le spese di capitale (CAPEX) e le spese operative (OPEX).

D’altronde uno dei pregi che caratterizzano l’iperconvergenza è che il data center che l’impiega permette di distribuire i carichi di lavoro (software), ospitati e gestiti in un data center, utilizzando hardware progettato per scalare e adattarsi alle diverse esigenze di quei carichi di lavoro, insieme alle mutevoli circostanze operative del data center stesso. Le esigenze del software trovano risposta e vengono affrontate da tutto l’hardware nella struttura o nel cluster iperconvergente, agendo collettivamente.

Per comprendere bene, a questo punto, cosa sia l’iperconvergenza forniamo allora una definizione e illustriamo le sue caratteristiche, le peculiarità e i vantaggi che offre.

Una definizione di iperconvergenza

Quando è nata l’iperconvergenza? È ancora oggetto di dibattito la data precisa della sua nascita come pure chi ha coniato tale termine. In ogni caso si sa che l’iperconvergenza definisce un’architettura software-centrica che integra elaborazione e/o calcolo, storage e risorse virtuali in un unico sistema hardware, solitamente una soluzione x86.

Grazie ad essa, tutte le funzioni critiche del data center vengono svolte su un livello software integrato, anziché su un hardware appositamente costruito.

Anzi, secondo alcuni l’infrastruttura iperconvergente sta emergendo ormai come il ponte tra i due mondi: il datacenter legacy e il cloud, permettendo l’evoluzione del moderno data center, favorendo la semplificazione dell’l’infrastruttura on-premise, accelerando così il percorso verso il cloud.

Cosa offre una soluzione IT come un’architettura HCI? Secondo la definizione che ne dà Gartner, l’iperconvergenza fornisce calcolo virtualizzato, storage, networking e gestione associata (cloud) da una singola istanza in esecuzione sull’hardware del server. E ricorda che, all’arrivo delle prime piattaforme HCI, circa dieci anni fa, sono state vendute principalmente come alternative ai costosi e complessi array di storage per gli ambienti VMware. Queste soluzioni HCI iniziali erano vendute principalmente come appliance da un singolo fornitore di hardware.

Come funziona l’iperconvergenza

L’iperconvergenza, come detto sopra, è una struttura IT che combina storage, calcolo e rete in un unico sistema e ha l’obiettivo di ridurre la complessità dei sistemi infrastrutturali e aumentare l’agilità e la scalabilità degli stessi. Le piattaforme iperconvergenti includono un hypervisor (ossia un gestore di macchine virtuali) per il calcolo, lo storage definito dal software e il networking: in tutti e tre i casi parliamo di risorse virtuali. Di solito girano su server commerciale, come è appunto l’x86. Più nodi possono essere raggruppati insieme per creare pool di risorse di calcolo e di storage condivisi, progettati per un consumo conveniente.

L’infrastruttura convergente comporta un insieme pre configurato di software e hardware in un unico sistema per una gestione semplificata. Ma con un’infrastruttura convergente, i componenti di calcolo, storage e networking possono essere separati fornendo così un insieme decisamente più flessibile.

Quali sono i vantaggi

La necessità di strutture IT flessibili e scalabili oltre che dai costi praticabili per una buona fetta di mercato ha fatto sì che l’iperconvergenza facesse il suo ingresso nel mercato Information Technology una decina d’anni fa circa. E oggi l’infrastruttura “iper” promette proprio questo: semplicità, scalabilità e flessibilità.

L’iperconvergenza riconsidera l’approccio tradizionale all’infrastruttura IT e può fornire una soluzione semplificata e all-in-one. È una soluzione attraente in particolare per le Pmi che intendono ridurre i costi pur mantenendo la scalabilità.

HCI - sigla di Hyper-Converged Infrastructure, ossia sistemi iperconvergenti
HCI – sigla di Hyper-Converged Infrastructure, ossia sistemi iperconvergenti

Inoltre, la tecnologia HCI porta la semplicità e le capacità del cloud computing pubblico al data center privato. Piuttosto che operare nei silos dell’infrastruttura IT tradizionale, le funzioni di rete, computer e storage sono ottimizzate in una singola soluzione.

La semplicità di implementazione dell’HCI è un fattore attrattivo per i decisori aziendali, oltre alla facilità di gestione e alla scalabilità immediatamente disponibile e uniforme. Le imprese possono anche scegliere di lavorare con un singolo fornitore per facilitare l’implementazione. Gartner ha previsto che entro la fine del 2020, oltre il 90% delle organizzazioni utilizzerà una sorta di infrastruttura ibrida per l’implementazione e i servizi IT.

In termini più ampi, questo equivale a efficienza operativa e costi ridotti, entrambi particolarmente vitali quando si considera come le imprese stanno emergendo dalla crisi innescata dall’emergenza sanitaria.

La stessa incertezza legata alla pandemia è un fattore che ostacola in parte la crescita ancora più sensibile diretta all’adozione di infrastrutture iperconvergenti. La preesistente prevalenza dei sistemi tradizionali svolge anch’esso un ruolo non marginale.

La capacità di gestire in maniera coordinata i carichi di lavoro è un altro beneficio: consolidare più funzioni IT come il backup, la deduplicazione dei dati e l’ottimizzazione WAN nella stessa piattaforma è il motivo più evidente per utilizzare l’HCI.

Quest’ultima è vantaggiosa anche per quanto riguarda la protezione dei dati. Diverse funzioni relative a questo scopo sono spesso integrate come standard nelle infrastrutture dell’iperconvergenza. La natura software-defined dell’HyperConverged Infrastructure comporta inoltre che le organizzazioni possono utilizzare lo storage del cloud pubblico per i backup.

HCI garantisce una maggiore resilienza rispetto ai tradizionali sistemi legacy. D’altronde il suo è un modello distribuito: si basa sulla diffusione dei dati su più nodi in tutto il data center, o anche tra data center in diverse località geografiche. Ciò significa che quando un apparecchio subisce un guasto, le prestazioni e la disponibilità complessiva non ne risentono.

Le diverse applicazioni

Grazie alle sue caratteristiche premianti, l’iperconvergenza trova spazio in svariate applicazioni. Le infrastrutture così pensate trovano campo fertile nelle PMI. L’HCI si presta ad ambienti senza un team IT locale: l’approccio di un singolo fornitore rimuove la necessità di trattare con più tipi di hardware, e l’HCI è costruito per la gestione remota.

Un servizio di supporto IT può utilizzare gli strumenti di implementazione e amministrazione di HCI per gestire l’infrastruttura di una piccola azienda in remoto. Questo è ottimale per le piccole e medie imprese che gestiscono i propri data center: l’iperconvergenza permette la gestione di tutti i componenti da un’unica interfaccia.

Uno dei casi d’uso più importanti riguarda la virtualizzazione: ci sono server virtuali e i desktop virtuali. Sempre più spesso, i fornitori di software iperconvergenti si stanno concentrando su questo spazio. Sempre per quanto riguarda questo ambito, l’HCI offre un’integrazione più stretta e una gestione più facile di un sistema costruito intorno a componenti separati.

La virtualizzazione è anche un caso d’uso per l’HCI basata sull’hardware, specialmente per le applicazioni dove c’è l’opportunità di distribuire nuovo hardware. Ma la HCI basata sull’hardware ha anche un ruolo nell’infrastruttura desktop virtuale (VDI).

Un altro caso applicativo ha a che fare con le necessità legate a disaster recovery e di backup. A quest’ultimo proposito, l’infrastruttura d’iperconvergenza semplifica parecchio le cose. Basta inserire un secondo sistema “iper” per la ridondanza e la duplicazione dei dati. HCI è abbastanza flessibile da supportare sistemi di backup e disaster recovery in loco, in un sito secondario o di failover, o nel cloud.

Iperconvergenza vs convergenza

Cominciamo dalle analogie tra le due infrastrutture. Entrambe sono nate dal bisogno di semplificare i sempre più complicati compiti di approvvigionamento e gestione richiesti dalla diversità degli ambienti IT ibridi di oggi.

HCI e CI sono entrambe più facili da gestire rispetto all’IT tradizionale perché la gestione del sistema è consolidata sotto meno interfacce.

Ma esse differiscono nella loro costruzione di base. Una soluzione di infrastruttura convergente si basa sul pre-assemblaggio di componenti hardware, mentre l’HCI, come abbiamo visto, è software-centrica.

Più in dettaglio, l’infrastruttura convergente è progettata per integrare più componenti informatici, tra cui server, dispositivi di archiviazione dei dati, apparecchiature di rete e software di gestione dell’infrastruttura IT, automazione e processi aziendali, per formare una singola soluzione informatica ottimizzata. Essa combina storage e computing in un’unica appliance fisica per ridurre al minimo i problemi di compatibilità tra sistemi di storage, server e dispositivi di rete.

L’infrastruttura iperconvergente è la naturale evoluzione di quella convergente. Non solo: il suffisso “iper”, oltre a marcare una differenza accentua il valore accrescitivo. Di fatto, l’HCI sta crescendo in popolarità e anche in richiesta di mercato. Ciò lo si deve, come detto, alla sua caratteristica principale che è quella di essere flessibile e scalabile. Essa è un approccio basato sul software e ciò di solito significa contare su uno sviluppo su componenti commodity, ovvero con costi contenuti.