Soluzioni cloud o non cloud? Questo è il problema. Qualora decidessimo di migrare o attivare nuovi servizi in cloud, cosa occorre fare? A chi bisogna rivolgersi per avere la ragionevole certezza di trovare nel cloud ciò che effettivamente ci serve, senza cadere negli inevitabili cliché delle mode del momento?

Il Cloud Computing rappresenta un ambiente IT destinato a diventare sempre più prevalente nei prossimi anni. Attualmente circa la metà del traffico dati attivo nella rete è focalizzato sui servizi in cloud e per il 2025 molti analisti prevedono che circa il 60% delle applicazioni sarà disponibile in cloud.

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Queste stime possono anche lasciare piuttosto indifferente un’azienda la cui attenzione si concentra, peraltro giustamente, nel soddisfare nel miglior modo possibile le proprie specifiche esigenze a livello IT, ma ormai quasi tutte le realtà, spesso inconsapevolmente, oggi utilizzano almeno un servizio attivo in cloud. Si pensi ad esempio alla posta elettronica, alla fatturazione elettronica o alle piattaforme di collaborazione e comunicazione che hanno consentito la sopravvivenza del lavoro di gruppo con l’arrivo della pandemia Covid-19. Giusto per citare le applicazioni più diffuse. Insomma, il futuro sarà sempre meno on-premise e sempre più orientato al cloud.

Il ricorso alle soluzioni cloud genera nel mercato IT un notevole interesse generale, anche se i decisori aziendali manifestano solitamente prudenza prima di investire cifre importanti per implementare soluzioni in grado di innovare profondamente qualsiasi realtà nella trasformazione digitale e nel trasferimento tecnologico. Non è infatti semplice assicurarsi che la spesa effettuata sia in grado di generare un adeguato ritorno di investimento ed effettivi benefici per la competitività dell’azienda.

Vediamo dunque cosa vuol dire parlare di soluzioni cloud oggi e perché è assolutamente indispensabile iniziare a destreggiarsi in maniera consapevole nel variegato glossario della nuvola.

Cos’è il Cloud

Come abbiamo avuto modo di sottolineare in un precedente approfondimento sul Cloud Computing, esistono varie definizioni, a seconda che ci si approcci con un punto di vista prevalentemente tecnico o commerciale.

Il Cloud Computing consiste nella distribuzione attraverso la rete internet di servizi di calcolo erogati da data center, server fisici e virtuali, infrastrutture di rete, database e applicativi con un modello di business fondato sul pagamento a consumo. Una delle caratteristiche distintive del cloud consiste nel fatto che l’onere relativo al mantenimento in efficienza degli aspetti hardware e software necessari per garantire i servizi è in capo dal fornitore, altrimenti definito Cloud Service Provider (CSP).

Grazie al cloud un’azienda può esternalizzare ciò che tradizionalmente veniva svolto in un data center collocato all’interno al perimetro aziendale, avvalendosi di servizi scalabili dinamicamente sulla base delle effettive esigenze computazionali di cui necessita per svolgere le operazioni previste. Tale prospettiva presenta una serie di evidenti vantaggi, tra cui:

  • Riduzione dei costi: viene meno l’investimento iniziale in termini di hardware e software dell’infrastruttura IT, oltre al relativo impegno nella sua configurazione, gestione e manutenzione. Tale risparmio in termini di risorse IT può ad esempio generare una ricaduta positiva a bilancio o essere convertito in attività più strategiche per il business.
  • Maggior scalabilità: l’accesso “on demand” alle risorse IT necessarie per svolgere i carichi di lavoro richiesti consente all’azienda un approccio agile e flessibile nel tempo, soprattutto in funzione del possibile ed auspicabile aumento del business. Grazie ai servizi offerti dai Cloud Service Provider, è infatti possibile aumentare o diminuire in qualsiasi momento le risorse IT, come la potenza di calcolo, la quantità di storage o la banda necessaria per rendere disponibili i servizi a tutti gli utenti previsti.
  • Aumento della produttività: i servizi dei provider Cloud garantiscono le versioni più aggiornate delle risorse hardware e software, dal punto di vista delle performance e della stabilità delle applicazioni.
  • Sicurezza nativa: i Cloud Service Provider effettuano investimenti continui per garantire i più avanzati standard per quanto concerne la sicurezza del cloud, in merito a tutto ciò che avviene all’interno dei data center che erogano servizi di cloud pubblico e privato. Grazie al cloud è possibile proteggere in maniera adeguata dati, applicazioni e infrastrutture da ogni minaccia derivante dalla rete internet, a patto di dedicare le stesse attenzioni anche ai punti di accesso con cui i vari utenti si interfacciano alle varie soluzioni cloud.

Soluzioni Cloud, come scegliere quella giusta

L’offerta dei Cloud Service Provider è oggi incredibilmente ampia e viene resa disponibile attraverso il cloud pubblico, il cloud privato e il cloud ibrido.

Cloud pubblico (public cloud)

Il cloud pubblico rappresenta il tipo di distribuzione sicuramente più diffuso e consiste nell’affidarsi ad un provider esterno attraverso la rete internet, per accedere ad una serie di servizi e soluzioni erogate dalle risorse fisiche e virtuali dei data center in dotazione ai CSP. I servizi di un cloud pubblico non sono riservati ad una sola azienda. Su un server vengono solitamente allocate le risorse di varie realtà, che vi accedono del tutto ignare del fatto di avere o meno dei coinquilini.

Ogni cliente dispone di un accesso riservato alle proprie risorse, mediante un browser web o una local app. Il cloud pubblico offre gran parte dell’offerta SaaS (Software-as-a-Service) e presenta mediamente le condizioni economiche più interessanti, grazie all’elevato livello di consolidamento dei server, che consente di sfruttare in maniera molto efficiente le risorse presenti nei data center dei fornitori di servizi in cloud.

Cloud privato (private cloud)

A differenza del cloud pubblico, come il nome stesso lascia intuire, il cloud privato consiste in una serie di servizi che vengono garantiti in esclusiva ad una specifica azienda, con risorse IT dedicate, come avviene ad esempio quando ci si avvale dell’hosting di un intero server.

Il cloud privato può altrimenti trovare sede all’interno del data center di un’azienda, rendendo disponibili i propri servizi attraverso una rete privata o attraverso la rete internet, a seconda della condizione in cui si trova il dispositivo dell’utente che effettua l’accesso. Indipendentemente dalla collocazione del cloud privato, l’azienda si fa pertanto carico della gestione IT per avere il totale controllo dell’ambiente.

Il cloud privato offre dunque i pro dell’infrastruttura dedicata e i contro dei maggiori costi che derivano dall’esclusività dei servizi, delle dotazioni e delle risorse impiegate per gestirle. Un vantaggio fondamentale è invece caratterizzato dal ridurre notevolmente i rischi di lock-in rispetto ai servizi disponibili su un cloud pubblico, il che garantisce all’azienda una notevole indipendenza a livello tecnologico a fronte di maggiori opportunità dal punto di vista commerciale.

Cloud ibrido (hybrid cloud)

Il cloud ibrido coincide con l’utilizzo simultaneo e coordinato di distribuzioni di cloud pubblico e privato, per sfruttarne le sinergie nel contesto di una strategia opportunamente bilanciata per soddisfare tutte le esigenze operative dell’azienda.

È opportuno considerare come al cloud ibrido sia spesso associato il multicloud, che coincide tuttavia con l’impiego simultaneo di più servizi di cloud pubblico offerti da provider differenti, configurando dunque una condizione parziale di cloud ibrido. Per completezza bisogna inoltre citare la generica infrastruttura IT ibrida, che coinvolge sia le implementazioni del Cloud Computing che le dotazioni hardware e software on-premise tradizionali, disponibili grazie ai data center collocati all’interno del perimetro aziendale.

Soluzioni Cloud - Public Cloud, Private Cloud, Hybrid Cloud
Soluzioni Cloud – Public Cloud, Private Cloud, Hybrid Cloud, differenti possibilità per le aziende

Soluzioni Cloud: Pubblico, privato o ibrido?

Dopo aver sommariamente definito le tre principali implementazioni del Cloud Computing, è arrivato il momento di porci la fatidica domanda: quale scegliere?

Non è ragionevole attendersi una risposta univoca a questa domanda, in quanto la configurazione dei servizi cloud deve soddisfare le esigenze delle varie linee di business presenti all’interno dell’azienda. Senza che ciò avvenga, spazieremmo nell’ambito delle implementazioni fini a sé stesse. È dunque opportuno partire da una fase di analisi in grado di esprimere con lucidità ciò di cui ogni specifica realtà effettivamente necessita. Tale attività dovrebbe essere svolta da responsabili IT o consulenti dotati di una comprovata esperienza nelle architetture in cloud.

Il cloud pubblico rappresenta la soluzione ottimale per il SaaS, soprattutto per quelle applicazioni come la fatturazione elettronica o le piattaforme di comunicazione (Zoom, Teams, Meet, Webex, ecc.) che necessitano di un livello di personalizzazione mediamente abbastanza ridotto, pur consentendo l’integrazione con i sistemi aziendali esistenti (CRM, ERP, ecc) grazie a specifiche API. Per una PMI che non presenta particolari esigenze, il cloud pubblico costituisce una modalità pratica ed efficiente per risolvere gran parte delle esigenze applicative con un elevato livello di scalabilità, utile per supportare il progressivo aumento dei carichi di lavoro. Tali logiche si sposano ad esempio molto bene con l’implementazione dei progetti di sviluppo software.

Il cloud privato, come abbiamo precisato, consente di godere in esclusiva di servizi e soluzioni che vengono gestite direttamente dall’azienda. Questa condizione si rende necessaria in circostanze più specifiche, per avere un livello di performance garantito o per conservare dati soggetti a particolari restrizioni, che non potrebbero prevedere in alcun modo l’accesso diretto da parte di soggetti terzi, come nel caso di un CSP esterno. In tali condizioni le alternative sono rappresentate dal cloud privato o ai data center on-premise.

Tuttavia, non avrebbe senso dover scegliere a tutti i costi tra cloud pubblico o cloud privato, in quanto l’approccio più vantaggioso risiede nel trarre il meglio da ciascuna delle offerte effettivamente presenti sul mercato, cercando in primo luogo nel catalogo del cloud pubblico, salvo ottimizzare le performance o particolari compliance con i disposti normativi sul cloud privato.

Il cloud pubblico consente infatti una elevata flessibilità, a cui non avrebbe senso rinunciare, pur considerando che dover gestire più servizi cloud in contemporanea comporta un onere di gestione senza dubbio importante. Oggi vi sono tuttavia diverse piattaforme di gestione che consentono di orchestrare i carichi di lavoro attivi su differenti servizi in cloud pubblico o privato, riducendo la complessità operativa, aumentando contestualmente la visibilità di tutti i servizi e le applicazioni di cui l’azienda dispone.

Tali tecnologie consentono di scongiurare uno dei tradizionali incubi di un reparto IT: dover gestire innumerevoli servizi attivati in maniera del tutto indipendente dalle varie linee di business, per quanto costituisca una buona prassi cercare di razionalizzare la varietà di soluzioni cloud adottata. L’automatizzazione della governance dei servizi di in cloud risulta inoltre fondamentale nelle previsioni di crescita di un’azienda, qualora tale condizione fosse accompagnata dal sensibile aumento dei carichi di lavoro eseguiti in cloud.

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